L'analisi di rischio ambientale: strumento predittivo o gestionale?

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A cosa serve l'analisi di rischio dei siti contaminati

L'analisi di rischio è uno strumento molto utile ed efficace in vari settori ambientali. Nel settore delle bonifiche e riqualificazioni ambientali ci permette attraverso una base razionale, di determinare se un sito da potenzialmente contaminato può essere valutato come non contaminato o contaminato, definendo in quest'ultimo caso sia il rischio tossico e cancerogeno che le concentrazioni obiettivo di bonifica (CSR). Inoltre l'analisi di rischio può essere da supporto alle decisioni proprio nel caso di risviluppo di aree industriali, contribuendo a pianificare al meglio sulla base delle esposizioni accettabili, le destinazioni d'uso dell'area in maniera da ottimizzare gli interventi di bonifica e i costi ad essa connessi. Anche all'interno della stessa destinazione d'uso, l'esposizione dei recettori può essere diversa e tenerne conto nell'analisi di rischio e nel conseguente progetto di riutilizzo può dare un vantaggio competitivo al ritorno economico e all'efficacia del progetto. Quindi la distinzione tra la analisi del rischio che è scientifica ed oggettiva e la gestione del rischio è flebile visto che nella maggior parte dei casi queste due tessere si intersecano come in un puzzle.
 

Analisi di rischio, avanzamento della ricerca e gestione del rischio dall'altro
Figura 1 - L'analisi di rischio è l'anello centrale che si interfaccia con l'avanzamento della ricerca da un lato e con la gestione del rischio dall'altro (Fonte: https://www.nap.edu/openbook/0309070864/xhtml/images/p2000a433g27001.jpg)
 

Rischio assoluto o relativo?

Nel contesto di terreni contaminati, la valutazione dei rischi, basata sul modello concettuale sito specifico, è stata principalmente utilizzata per stabilire le priorità, il che significa che il rischio non è trattato come una misura quantitativa che descrive l'impatto sulla salute umana o sull'ambiente o di contaminazione del suolo e delle acque sotterranee in senso assoluto, ma come un indicatore che viene utilizzato ai soli fini comparativi. Un termine migliore per definire le priorità basata sul rischio è l'analisi di rischio relativa. Il termine in sé viene utilizzato per individuare una procedura di ranking di siti contaminati o per determinare le priorità di bonifica o anche solo per le priorità nelle ispezioni, ma può essere considerata tale anche l'analisi di rischio assoluta quando il termine di paragone viene fatto con un valore di rischio ritenuto accettabile che è nella maggior parte delle legislazioni ambientali europee, stabilito da un provvedimento legislativo.

 

Schema di problem area, PRA.MS, software freeware di analisi di rischio
Figura 2 - Schema di problem area (edited by A.Vecchio 2004), utilizzato nel presentare PRA.MS, software freeware di analisi di rischio relativa dell'Agenzia Europea dell'Ambiente (https://www.eionet.europa.eu/software/prams)
 

Il modello concettuale è il pilastro dell'AdR

L'uso universale del paradigma sorgente-percorso-recettore, e le discussioni quasi filosofiche circa il rapporto di conoscenza scientifica, il giudizio e informale questioni normative. I dati raccolti per identificare se un rilascio si è verificato è importante per fornire il dettaglio per la comprensione delle potenziali fonti di contaminazione, i meccanismi di Fate&Transport di questi contaminanti nell'ambiente e i potenziali recettori che possono essere esposti. La valutazione del rischio dei siti contaminati è molto diversa dalla valutazione del rischio nella maggior parte degli altri campi. La valutazione del rischio di contaminazione del suolo non è un approccio preventivo; la sorgente è già presente. In linea di principio questo rende la valutazione più facile perché riscontri sull'esposizione possono in linea di massima anche essere verificati sul sito. Questo vantaggio, tuttavia, è piuttosto limitato a causa della complessità della sorgente, le difficoltà ad eseguire sperimentazioni e (molto spesso) la necessità di prevedere l'esposizione futura. Questo elemento predittivo significa che c'è molto in comune con i metodi di valutazione del rischio utilizzati in altri campi.

Le attività di valutazione del rischio sono idealmente intrecciate e collegate con le attività di caratterizzazione del sito, con un occhio anche alla futura gestione dei rischi che deve essere fatta per lo scenario attuale o in previsione di uno sviluppo futuro dell'area. Pertanto, le attività di caratterizzazione del sito deve essere perfettamente progettata per supportare la valutazioni dei rischi, e questo, per mia esperienza professionale, non sempre accade. Ci sono dei parametri sito specifici realmente molto importanti per l'AdR, che in fase di caratterizzazione vengono ignorati o perché i site manager sono di "vecchia scuola" e si concentrano solo sulla qualità chimica dei suoli non pensando che l'analisi di rischio è lo step immediatamente successivo alla caratterizzazione oppure per risparmiare sulle analisi cercando di utilizzare dei valori di default. Con il risultato che gli viene richiesta un integrazione della caratterizzazione che si traduce in maggiori costi... per il loro cliente.

Queste considerazioni sottolineano la necessità di un approccio in cui va sviluppato un modello concettuale preliminare del sito che poi va rifinito man mano che le operazioni in campo vanno avanti per tutto il ciclo di vita del progetto. Ogni dato raccolto dovrebbe servire a confermare/perfezionare/cambiare il modello concettuale stesso. La valutazione del rischio utilizza le informazioni della caratterizzazione per arrivare ad un management ottimale delle decisioni in un sito. Esaminare e chiarire i collegamenti tra il piano di caratterizzazione, l'analisi di rischio e la gestione del rischio è fondamentale per arrivare ad un modello concettuale definitivo attendibile.

 

Schema di modello concettuale sito specifico
 

Le fasi dell'analisi di rischio

  • 1. Hazard identification che è un processo per determinare se esiste un pericolo (dove "pericolo" è definita come la probabilità che un evento possa verificarsi in una determinata situazione). In particolare, se esiste una possibilità di esposizione tra una persona o una risorsa ambientale e un fattore di stress (come ad esempio una sostanza pericolosa o rifiuti pericolosi).
  • 2. Valutazione dell'esposizione che è il processo di stima della grandezza, frequenza, durata e vie di esposizione (cioè, contatto, per inalazione o ingestione di una sostanza chimica, per esempio). La stima può essere qualitativa o quantitativa. L'esposizione è stimata in termini di quantità di contaminante disponibile nell'area di scambio (polmoni, pelle o intestino) e disponibile per l'assorbimento. La valutazione dell'esposizione è la fase in cui si stima il tipo e l'entità dell'esposizione a contaminanti nel sito per i diversi recettori identificati. Il dataset di campionamento va combinato con le informazioni (uso del suolo, demografia, trend di contaminazione) e con i recettori che sono o potrebbero potenzialmente essere esposti alla contaminazione, a quali vie di esposizione e per quanto tempo. I dati raccolti nel sito devono essere sufficienti per stabilire il rischio associato a tutti i recettori presenti e potenziali.
  • 3. La fase di Valutazione della tossicità che serve per tradurre la tossicità di una sostanza chimica, in un valore che potrebbe definire la comparsa di effetti negativi per la salute della popolazione esposta.
  • 4. La fase di Caratterizzazione del rischio combina le valutazioni di esposizione e tossicità in una espressione quantitativa del rischio. Le stime dell'esposizione in combinazione con una tossicità di un composto chimico specifico aiuta a determinare la probabilità di effetti negativi sulla salute nelle popolazioni potenzialmente esposte.
La valutazione del rischio aiuta a capire se una misura di riduzione del rischio è necessaria, o, al contrario, se si può chiudere il procedimento con nessuna ulteriore azione o con un monitoraggio, a facoltà della conferenza dei servizi, se il rischio è in quella zona grigia di prossimità alla non accettabilità.

 

Suolo contaminato
 

Le inevitabili incertezze...

La valutazione del rischio può spesso essere la fonte di maggiore incertezza e disaccordo rispetto a qualsiasi altra fase della gestione di un sito contaminato. Alcune di queste controversie possono essere attribuite alla mancanza di risorse per caratterizzare completamente tutte le incognite in un sito. Molti valori di default e modelli di letteratura devono essere utilizzati al posto delle informazioni reali sito specifiche. Inoltre, per garantire la cautelatività, viene richiesto l'uso della concentrazione massima o della concentrazione UCL95% (Upper Confidence Limit) della concentrazione media del contaminante nel caso di un numero di misure superiore a 10, la massima esposizione ragionevolmente possibile secondo il principio RME (Reasonable Maximum Exposure)", e valori di tossicità che hanno diversi fattori di incertezza (in genere, ma non sempre, di base 10 o 100), che influenzano anche di diversi ordini di grandezza il risultato finale.
Come altri problemi connessi con la contaminazione, i rischi sono caratterizzati con dei dati oggettivi. Questi dati sono in genere le analisi chimiche di aria, acqua, suolo o del biota. Inoltre devono essere identificate le aree per la raccolta dei campioni che vanno poi analizzati in laboratorio e in che modo i risultati di tali analisi vengono interpretati per determinare se i rischi associati a un sito contaminato sono significativi. L'incertezza legata al campionamento è circa 2-3 ordini di grandezza maggiore di quella legata all'analisi chimica e 1-2 ordini di grandezza rispetto all'incertezza dei modelli F&T.

 

Calcolo della concentrazione rappresentativa, fonti di incertezza, valutazione degli outlier
Figura 5 - Le valutazioni sui dati osservati al fine del calcolo della concentrazione rappresentativa risentono di diverse fonti di incertezza, prima fra tutti la valutazione degli outlier (http://www.itrcweb.org/risk-3/Content/Resources/Images/figure_4_1_700x325.png)


 

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