Tomografia elettrica di resistività (ERT): principi e applicazioni per il geologo

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Un metodo versatile per le applicazioni della geologia applicata

Da alcuni decenni la tomografia elettrica di resistività (Electrical Resistivity Tomography, ERT) rappresenta uno dei metodi geofisici più utilizzati nelle applicazioni di geologia applicata. Le indagini geoelettriche permettono di ottenere immagini bidimensionali e tridimensionali della distribuzione della resistività elettrica del sottosuolo, favorendone un impiego sempre più esteso in ambito geologico, geotecnico, idrogeologico e ambientale.

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Dall'acquisizione alla tomografia

Il principio di funzionamento dell'ERT è relativamente semplice. Una corrente elettrica viene immessa nel terreno attraverso una coppia di elettrodi, mentre un'altra coppia misura la differenza di potenziale generata. Ripetendo automaticamente questa operazione con numerose combinazioni di elettrodi è possibile ricavare la distribuzione della resistività elettrica del sottosuolo.

La resistività è una proprietà fisica influenzata da diversi fattori, tra cui la natura litologica dei terreni, il contenuto d'acqua, la porosità, il grado di alterazione dei materiali e, più in generale, la presenza di eterogeneità nel sottosuolo.

L'evoluzione dei sistemi multielettrodo e dei georesistivimetri multicanale ha reso possibile acquisire migliaia di misure in tempi relativamente brevi. Parallelamente, lo sviluppo degli algoritmi di inversione numerica consente oggi di trasformare queste misure in sezioni bidimensionali o modelli tridimensionali di resistività.

Il risultato finale è una rappresentazione della distribuzione della resistività nel sottosuolo che permette di analizzarne le variazioni dalla superficie fino a profondità che possono raggiungere alcune decine, e in casi particolari anche alcune centinaia, di metri.

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Il geologo al centro dell'interpretazione

Come accade per qualsiasi metodo geofisico, il risultato di una tomografia elettrica non può essere interpretato in modo automatico. La resistività elettrica, infatti, non identifica in maniera univoca un determinato materiale geologico: litologie differenti possono presentare valori molto simili, così come uno stesso materiale può mostrare resistività anche molto diverse in funzione del contenuto d'acqua, del grado di saturazione, della porosità e delle condizioni fisiche del terreno.

Per questo motivo il ruolo del geologo rimane centrale. Solo integrando i risultati dell'ERT con dati di sondaggio, osservazioni geologiche di campagna, informazioni idrogeologiche e conoscenze del contesto locale è possibile costruire un modello geologico-tecnico affidabile. Allo stesso tempo, il geologo deve essere in grado di valutare criticamente i limiti del processo di inversione e di comunicarne le inevitabili incertezze.

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Le principali applicazioni dei metodi geoelettrici

La diffusione dell'ERT è legata soprattutto alla sua grande versatilità. In ambito idrogeologico viene impiegata per individuare acquiferi, definirne la geometria e monitorarne le variazioni nel tempo, fornendo un utile supporto alla ricerca e alla gestione della risorsa idrica.

Nelle indagini geotecniche consente di caratterizzare i depositi superficiali, individuare cavità, vuoti o altre criticità del sottosuolo e orientare le successive fasi di progettazione delle indagini.

Anche nello studio della stabilità dei versanti la tomografia elettrica ha dimostrato di essere uno strumento efficace in molti contesti. La misura delle variazioni di resistività può infatti contribuire a ricostruire la geometria del corpo di frana, individuare zone caratterizzate da elevata saturazione idrica e fornire indicazioni, dove possibile, sulla localizzazione delle superfici di scivolamento.

In archeologia il metodo permette di individuare strutture sepolte senza ricorrere a scavi, integrandosi efficacemente con georadar e metodi elettromagnetici. In campo ambientale trova invece applicazione nella caratterizzazione di discariche, nel monitoraggio dei plume di contaminazione e nello studio dell'intrusione salina nelle aree costiere.

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Innovazione e integrazione delle indagini geofisiche

Negli ultimi anni la disponibilità di software open source ha reso l'elaborazione e l'inversione dei dati più accessibile a un numero crescente di professionisti.

Parallelamente, l'integrazione della tomografia elettrica con altri metodi geofisici, come la tomografia sismica a rifrazione, il georadar e i metodi elettromagnetici a induzione (EM), ha favorito lo sviluppo di approcci multi-metodo. L'impiego combinato di tecniche differenti consente infatti di ridurre le ambiguità interpretative e ottenere una ricostruzione del sottosuolo più robusta.

 

Una competenza in continua evoluzione

Con il progressivo ampliamento dei suoi campi di applicazione, la tomografia elettrica di resistività è diventata uno degli strumenti più versatili a disposizione del geologo. La competenza richiesta oggi non si limita all'acquisizione dei dati sul campo, ma comprende la progettazione dell'indagine, la scelta della configurazione più adatta agli obiettivi, l'elaborazione dei dati, la loro interpretazione critica e la capacità di comunicare i risultati in modo chiaro e scientificamente corretto.

Più che una semplice tecnica strumentale, l'ERT rappresenta oggi uno strumento di conoscenza del sottosuolo. Se utilizzata all'interno di un corretto modello geologico e interpretata da un professionista esperto, può fornire informazioni di grande valore a supporto della progettazione, della pianificazione territoriale e della mitigazione del rischio.
 

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